il brutto sogno

“But you know, happyness can be found even in the darkest of times, if one only remembers to turn on the light (Albus Dumbledore, Harry Potter and the Prisoner of Azkaban, J.K. Rowling)

Una mamma e un papà avevano portato a casa la loro piccola da appena un mese quando, inspiegabilmente, si sono manifestati degli episodi convulsivi che hanno condotto la bimba al ricovero d’urgenza; il giorno dopo era in pericolo di vita.

Dopo dodici giorni in terapia intensiva neonatale, ad una mamma e ad un papà è stato comunicato che la piccola aveva riportato lesioni ischemiche al cervello, con un esito compatibile al c.d. “abusive head trauma”: non era mai stata lasciata a terzi e mamma e papà non le avevano riservato nient’altro che le più tenere e dolcissime coccole.

Nonostante abbiano sempre protestato la propria innocenza e la propria totale estraneità alle accuse, supplicando i medici di identificare la reale causa delle lesioni cerebrali della bimba, una mamma e un papà sono stati denunciati al Tribunale dei Minori e alla Procura Penale per “sospetti maltrattamenti”. In capo a un mese e mezzo la piccola si era ripresa perfettamente, nonostante un’iniziale prognosi nefasta. Una mamma e un papà le sono rimasti accanto fino a che la legge lo ha consentito: dal giorno dell’emissione dell’ordinanza della procura, possono vedere la bimba soltanto un’ora e mezza alla settimana, in presenza di terzi.

A causa degli interminabili tempi burocratici la bimba è stata dimessa dall’ospedale dopo tre mesi, ed ora si trova presso una famiglia in affido temporaneo – un’altra mamma, un altro papà – in attesa delle verifiche sulle competenze genitoriali che una mamma e un papà affronteranno nei mesi a venire.

Questa è la storia di una mamma e di un papà che sono innocenti. Una mamma e un papà che non hanno mai creduto nella violenza e che certo non avrebbero mai toccato una piccola di un mese soltanto. Una mamma e un papà per i quali la legge italiana non prevede alcun protocollo ma solo un’infinita, dolorosa ed estenuante attesa che giustizia sia fatta, e di fronte all’assenza dell’amata figlia l’essere innocenti è davvero una magra consolazione.

Questa è la storia di una mamma e di un papà che per ragioni legali non potranno raccontare proprio tutto tutto quello che accade loro, ma che vogliono renderlo pubblico perché altri genitori possano trovare appoggio, consolazione, coraggio – per sé e, soprattutto, per i piccoli.

Si può trovare la felicità anche nei tempi più buii, basta solo ricordarsi che i figli sono la nostra luce.

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La nostra bimba non è ancora tornata a casa.

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