preoccupazioni

Oggi finalmente potremo vedere nostra figlia, dopo due settimane.
Ieri ci hanno comunicato che si trova ancora in ospedale e non ci hanno detto il perché.

Hanno parlato di controlli e di logopedista e tutto ci sembra molto strano perché, fin tanto che avevamo potuto vedere la piccola quotidianamente, la fisioterapista aveva dichiarato che aveva completamente recuperato il ritardo rispetto ai coetanei, e anche la neuropsichiatra era ottimista.

Cosa è cambiato? Cosa sta succedendo?

Parlano di problemi di alimentazione, di controlli neurologici, di attesa della refertazione. Il PM ha rifiutato la richiesta di rilasciare la cartella clinica e noi dobbiamo affidarci ad un ospedale che non ha esistato ad accusarci di falso e a formulare una diagnosi che – è evidente – non corrisponde al vero.

Ecco, c’è una cosa che ci turba molto, ed è la totale incongruenza di fondo. Quello che mi viene raccontato di mia figlia non corrisponde al mio ricordo di lei, al suo carattere, ai suoi comportamenti. Oggi capirò – una mamma capisce sempre, istintivamente – lo leggerò nei suoi occhietti limpidi qual è il problema. Ma tutto questo non è giusto, davvero, non è giusto.

Suppongo che nel momento in cui si dichiara una diagnosi di Abusive Head Trauma esista un protocollo sanitario: voglio augurarmi che non si intervenga solo dal punto di vista civile e penale, ma prima di tutto e soprattutto nella cura del minore vittima del supposto abuso.

Che un neonato non abbia diritto ad un secondo parere medico mi sembra inverosimile, anticostituzionale, una lesione gravissima dei suoi diritti. Volete proteggere la bimba? Benissimo, anzi più che bene: ma se da un lato agite per proteggerla da noi, presupponendoci i mostri che non siamo e che non saremo mai, dall’altro magari sarebbe opportuno accertarsi della sua salute, proprio in nome della sua protezione.

Ci sembra tutto… Allucinante. E strano. Illogico.

Tutta l’esperienza che abbiamo acquisito in questi mesi in quanto genitori di un neonato che, purtroppo, si trovi in necessità di ricovero in terapia intensiva e subintensiva, finiscono continuamente con non collimare con quanto sta accadendo a nostra figlia.

Nostra figlia, la nostra piccolina, che ha passato molto più tempo della sua vita in ospedale che fuori. Ecco, questo non è giusto e ci ferisce più di ogni altra cosa: perché noi, in nome della bambina, possiamo reggere qualsiasi cosa, ma non è giusto che lei debba soffrire.

Da un giorno all’altro ha visto sparire la sua mamma e il suo papà.
Ha passato più di un mese cullata e curata da medici e personale infermieristico in un’età in cui solitamente il neonato ha come centro del suo mondo, prima di tutto, la sua mamma: in linea di massima non ci dispiace che di mamme ne abbia avute tante tuttavia, pedagogicamente, chi ci assicura che sia il suo bene, quando normalmente alle puerpere viene consigliato l’esatto opposto, ossia di creare il bounding con i piccoli?
Poi, stiamo parlando di una bimba di sei mesi che ne ha trascorsi in ospedale più di quattro, cui aggiungiamo ora una settimana per “controlli”.
In un ospedale – sempre lo stesso – che dopo così tanto tempo non è ancora riuscito a definire la prognosi e offrendo solo un’unica possibile diagnosi basata su un falso presupposto.

Noi genitori cosa dovremmo pensare? Essendo falsa l’accusa di abuso, potrebbero essersi sbagliati anche su altro. Potrebbero aver tralasciato alcune analisi, o mancato di valutare alcuni parametri. Siamo più che certi che abbiano fatto tutto al meglio possibile, tuttavia l’errore è umano e può accadere, specie nelle grandi strutture. E se avesse una malattia rara? Se avesse avuto qualcosa di non diagnosticato alla nascita?

E poi, in merito a quest’ultimo ricovero, vien da chiedersi: qual è la causa, qual è l’effetto? Non è che per caso ora non sta più bene perché non è più con la sua mamma e col suo papà?

Perché non darci la possibilità di verificare lo stato di salute di nostra figlia?
O almeno darne possibilità ai Servizi Sociali, per carità.
Non ci importa di sapere che cos’ha per noi e la nostra difesa, ci importa a suo nome, per lei. E il suo bene dovrebbe essere la priorità di tutte le persone coinvolte nel caso, molto prima che pensare ad accusare noi: perché la giustizia ha tempo, la salute di nostra figlia no.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...